lunedì, 06 luglio 2009

Da uno dei miei romanzi:

<< ... Lo studio del Bestia, in via Porta di Pietrasanta, è praticamente invisibile. L’acceso sarebbe perfetto per una sede segreta della CIA a Amman o a Damasco. Non ci sono insegne ed è mimetizzato tra un vistoso salone di parrucchiera dove tutto è viola languido e uno spartano negozio di cashmeere, con annesso laboratorio artigiano, molto frequentato dalle bagnanti milanesi, attratte dai telai vintage azionati da una signora ottantenne, maestra della lana. Dalla porta finestra stretta e ingombra si entra nella prima stanza. In passato, fine anni sessanta, doveva essere il corridoio d’ingresso all’abitazione. Entri e  ti trovi subito infrenato dai cavetti delle tecnologie ammassate sul pavimento e minacciato da quelle, più pesanti, in bilico su incerti scaffali da cui, come liane, penzolano cavi di alimentazione. Meno male che sul retro ci sono due grandi stanze dove la  creatività del fotografo può trovare sfogo e l’ospite relax. C’è anche una stanza con gli attrezzi di cucina, frigo per le birre e forno  per riscaldare le pizze quando d’inverno ci si ritrova lì invece che da Pippo.  Il Bestia è un genio dell’elettronica e un fotografo molto tecnico, ... >>

Sono particolarmente affezionato a Via Porta di Pietrasanta, un'angolo della Viareggio vera , ho letto il giornale nei giardinetti che la costeggiano e sono spesso al negozio delle Bimbi, dove si trova ottimo cashmeere... il resto lo capite da voi. 

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sabato, 04 luglio 2009

Le barbottine dell’imperatore

(8)

 

Missing

Alle sette e un quarto il Bartolini non s’era ancora fatto vivo. Joseph mi venne a cercare nel pozzetto.

<< Che si fa? >>

<< Come che si fa? Non sarai mica preoccupato? >>

Joseph è un ragazzo sensibile e anche un po’ emotivo.

<< Io andrei a cercarlo. >>

<< Dove? >>

<< Non so, a terra. >>

<< Dato che siamo su un’isola è un territorio più ristretto che l’Europa... >>

Cinzia  si sente spesso in sintonia con Joseph.

<< Quando fai lo spiritoso sei odioso! Mica ti starà antipatico perché ti riguarda le spese.  Intanto prova a chiamarlo sul cellulare! >>

Non ci avevo pensato: è sempre il ragioniere a chiamarmi. Mai che mi fosse venuto il desiderio di sentirlo. Non perché mi stesse antipatico, mi stava “ignoto”, come il milite. Feci il numero. Squillava, ma non ci fu risposta.

<< Chiama, ma non risponde. >>

Cinzia si stava facendo coinvolgere.

<< Riprova! >>

Questa volta, dopo quattro squilli, il Bartolini rispose.

<< Aiuto! Corto aiuto! Mi hanno aggredito... >>

<< Dove si trova? >>

<< Guardando il mare... a destra del porto. Si chiama via Panoramica. Ci si arriva dalla provinciale, cento metri dopo che ci siamo visti. >>

<< Come sta? >>

<< Mi hanno colpito alla testa, sanguino, ma mi sembra di non essere grave... >>

<< Stia lì. Veniamo subito! >>

Chiesi a Jimmy di accompagnarmi, con lui mi sentivo più sicuro. Ma a Joseph raccontai un’altra storia.

<< Tu intanto cerca la guardia medica, il pronto soccorso, qualcosa insomma e falli venire qui. Poi, se non ce la fa, semmai ti chiamo e li guido qua. Joseph: attento alla banchina! >>

Lo trovammo, superstite di un’improbabile   battaglia napoleonica. Seduto al bordo della strada, si reggeva la testa tra le mani: l’aveva  fasciata con fazzoletto bianco; la macchia di sangue che rosseggiava di lato lo esaltava ad eroe. Il sangue s’era fermato, ma mi sembrò più prudente far venire lì la macchia del medico. Lo portarono a bordo e gli diedero tre punti: la ferita era piccola, quasi un’abrasione. I carabinieri, avvertiti dal medico, sarebbero venuti la mattina dopo verso le otto. Pregai il medico, se era possibile, di non dare sedativi o sonniferi al Bartolini: volevo parlarci prima che arrivassero i Carabinieri.

A cena il ragioniere si era già ripreso. Fisicamente, l’umore sembrava pessimo.

<< Che c’è ragioniere? La vedo preoccupato. >>

<< Corto, vorrei vedere lei... se qualcuno le spaccasse la testa! >>

Non mi sembrò il momento di ricordargli che mi era già successo, e proprio a Lucca sua città natale.

<< Ha visto chi è stato? >>

<< Sì, ma non era solo. >>

<< In due? Cosa le hanno rubato? >>

<< Niente. >>

<< Nemmeno il Rolex? >>

<< Né euro, né orologio. >>

<< E allora , perché? >>

<< Non volevano colpire me, quando se ne sono accorti sono scappati. >>

<< Chi cercavano? >>

Il ragionier Bartolini si fece ancora più scuro. Capii subito il suo problema: non era preoccupato per se, ma per gli affari che doveva gestire e che stavano letteralmente andando “a puttana”. Per il ragioniere una questione di soldi non poteva non avere   la priorità assoluta. In questo caso gli affari erano del Gentileschi e del Sierpinski: i suoi datori di lavoro, ma che gli s’erano anche completamente affidati. Ci provò.

<< Come faccio a saperlo? >>

<< Bartolini, ci si conosce da tanti anni. Per favore! Domani mattina alle otto vengono i carabinieri. Vogliamo affidare tutto a loro o provare a risolvere noi, se mai fosse possibile? >>

<< Come i Carabinieri, mica ho sporto denuncia! >>

<< No, ma c’è un referto medico. La guardia medica ha avvertito il maresciallo di Rio Marina. E poi, Bartolini, mi meraviglio di lei: a bordo c’è un giudice! >>

Non gli fece piacere.

<< Cazzo! E ora? >>

Sorrisi amabile e affettuoso.

<< Ora mi racconta tutto, poi, insieme. Si decide cosa fare. Mi pare molto semplice. >>

continua (8)

 

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venerdì, 03 luglio 2009

Le barbottine dell’imperatore

(7)

 

Rio Marina

Attraccammo a Rio Marina alle quattro del pomeriggio. Questa volta bisognava entrare nel porto. Io e Cinzia, dato che eravamo “ospiti”, scendemmo subito a terra, lasciando a Joseph e Jimmy le solite procedure. Cinzia si muoveva sicura per le stradine.

<< C’eri già stata? >>

<< Sì, tre anni fa. Una compagna di corso era giudice supplente alle carceri. In tre anni è tanto cambiata. Hanno costruito e restaurato tante casette di pescatori. >>

<< Ma non ci sono le miniere? >>

<< Ti spiego, vedo che anche tu sai poco di Rio Marina: è uno dei comuni meno conosciuti dell’Elba. Il motivo è essenzialmente storico. Fino all’inizio del novecento il   borgo era abitato soprattutto da marinai, armatori, costruttori navali, spedizionieri, calafati. Perlopiù occupavano queste case intorno al porto. >>

<< E, i minatori? >>

<< Chiamavano cavatori quelli che lavoravano nelle miniere ed erano una minoranza subalterna, quasi invisibile. In quel periodo, nella scala dei valori, un marinaio godeva di maggior prestigio rispetto ad un minatore, perché il mare contava molto di più della miniera. Nella prima metà del novecento, e soprattutto dopo il 1922, l’ordine sociale fu però sovvertito: la direzione delle miniere,  guardate con sempre maggior attenzione dall’autarchico governo fascista, prese  il controllo del paese. >>

<< Un cambiamento di cultura. >>

<< Una rottura che non produsse cambiamento. Un tempo troppo breve e troppo lungo. Dopo la guerra fu impossibile ritrovare la tradizione marinara e difficile lasciare, per sempre, quella mineraria. Un lungo travaglio far cambiare idea a gente abituata alle aspre vicende isolane. Nel 1949 una bomba esplose davanti alla caserma dei Carabinieri. Vennero fermate più di cento persone scelte fra gli estremisti di destra e di sinistra e fra i frequentatori della vita notturna paesana. Dopo diversi interrogatori e perquisizioni vengono incarcerati in attesa di giudizio quattro giovani. Dopo qualche mese furono rilasciati per mancanza di prove. Col tempo, lentamente, gli interessi turistici, ostacolati ma in crescita, come vedi, hanno avuto  il sopravvento. >>

La storia, a Rio Marina, sembrava scritta sulle mura delle case. Era un piacere vagabondare con Cinzia, capace di leggere il passato su quelle mura, per le stradine del paese e scoprire insieme la memoria della civiltà marinara e quella, sovrapposta, del periodo delle miniere. Le piccole vestigia di architettura povera a volte trovavano supporto da testimonianze più importanti e visibili come la torre dell’orologio e la chiesa valdese.

Dopo aver fatto un giro completo del borgo eravamo di nuovo vicino al porto, su via Principe Amedeo. Era sempre la Strada Provinciale 26, ma in quel punto attraversa il borgo storico. La carenza di strade in un momento d’abbondanza di nomi aveva fatto decidere la giunta di affibbiare il nome sabaudo ad un pezzetto di Provinciale. Mi sentii chiamare. Era il Bartolini, in piedi sul marciapiede dall’altra parte della strada. Ci raggiunse con gentile sollecitudine.

<< Venite su? >>

<< Dove? >>

<< Al primo piano. Sono lì con un cliente importante, hanno finito una  piccola ristrutturazione: consegnano l’appartamento. Ecco, è affacciato alla finestra! >>

Ad una finestra del primo piano dello stabile di fronte c’era un signore alto e dall’aspetto signorile. Nel vano della finestra accanto vidi  l’uomo che a Portoferraio era impegnato al telefono. Nel cantiere, con quel vestito scuro, era palesemente stonato, forse annoiato: un piccolo lavoro di ristrutturazione, troppo poco per interessargli. Non ci degnò di uno sguardo. Il Bartolini insisteva.

<< Venite, allora? >>

<< Bartolini, non c’interessa. >>

Il ragioniere nelle vesti di agente immobiliare mi lasciava perplesso. Capito il nostro disinteresse per l’appartamento in centro storico, ci fece un’altra proposta da lui, solo da lui, considerata allettante.

<< Allora, se volete venire, dopo col Grandoni  andiamo a vedere una villetta in collina. >>

Cinzia mi tirò per la manica.

<< No, Bartolini, noi continuiamo a girellare: è presto per pensare ad una seconda casa; figuriamoci all’Elba, così scomoda da raggiungere. E poi, via, ci sono troppi tedeschi ormai! Ci trova al porto, l’aspettiamo lì... a che ora? >>

Il ragioniere controllò sul suo orologio.

<< Alle sei, sei e un quarto sarò a bordo. Prima di buio: la villa è in costruzione non c’è ancora illuminazione. >>

continua (7)

 

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venerdì, 03 luglio 2009

A causa di Telecom sono stato isolato. Ora ho una chiavetta e un ticket. La chiavetta rossa mi consente a caro prezzo di collegarmi, il ticket mi dice che forse non sono più figlio di nessuno.

In giornata riprenderò i post. Ciao a tutti

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lunedì, 29 giugno 2009

I'm ever listening to the howl of the silence... somewhere in nowhere.

 

 

  1. Somewhere in nowhere… seduto sulle selci calde di sole; le spalle strette sul muro d’arenaria gialla a rubare un nastro d’ombra sottile. Fisso la meridiana, rintocchi di campane rincorrono lo gnomone nel suo lento tracciare ricordi. Un corvo si posa sul bordo della fontana, in bilico sull’acqua mi fissa con scatti di traverso… non si fida, non beve, vola via. Svanito il nervoso battito d’ali, odo le urla del silenzio vibrare sulle pietre.
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domenica, 28 giugno 2009

Le barbottine dell’imperatore

(6)

 

Il pezzo mancante

Scossi la testa.

<<  Manca un pezzo. La zuppiera: questa. >>

Misi l’indice sul disegno del pezzo al centro in basso.

Al geometra Grandoni tremava un po’ la voce.

<< Non c’è: io ho sempre parlato di sette pezzi, non di otto. >>

<< La signorina Nadya mi ha dato questa stampa: ha detto di usarla come fosse una lista. Non me ne intendo ma manca proprio il pezzo più importante: la zuppiera. >>

<< Insisto: erano e sono sette. Comunque con la signorina Sierpinski ci parlo io. >>

<< Bene, per me va bene. Era solo per precisione. Io le imbarco, poi se la vedrà lei con al signorina Nadya. >>

<< Io? No, penserà a tutto il ragioniere. >>

Che persona di valore, il Bartolini! Ora era anche l’uomo di fiducia dei Sierpinski. Mentre il geometra controllava che il muratore rimettesse tutto a posto, incartato per bene, un anziano pescatore, posata a terra la canna,  si era alzato in piedi e si era avvicinato al Grandoni. Gli girava intorno e lo fissava. Il geometra prima si voltava dall’altra parte poi, sentendosi braccato, gli si rivolse infastidito.

<< Che vuoi? >>

Il vecchio si fermò. Tenendo il braccio piegato vicino al corpo, gli puntò contro l’indice.

<< Tu sei il geometra del comune di Marina di Campo. >>

Il Grandoni, fece un passo indietro. Sembrava turbato.

<<  No, ti sbagli. >>

<< Eri tu. >>

Al geometra venne istintivo di cercare aiuto: si voltò verso l’altro che invece, facendo finta di niente, si era allontanato.

<< Ti dico che ti sbagli col mio socio... e anche lui, in Comune, ci lavorava tanti anni fa, più di quindici. >>

Il vecchio non l’ascoltava.

<<  Anche se non sei il “geometra”, t’ho riconosciuto lo stesso. Se non era lui eri tu; tanto siete due delinquenti! Sempre a fare traffici, sempre a levare le case alla gente. Come allora, ma prima o poi... “tu ce lo lascerai lo zampino!”. Te ne ricordi chi te lo disse, vero? >>

Il geometra ora era preoccupato.

<< Chi ti conosce? Ritorna a pescare, ma guarda un po’! >>

Il pescatore non mollava.

<< E’ inutile che tu faccia il prepotente: tu sei diventato bianco come un cencio. L’ho capito, che te ne sei ricordato della Beppina. L’ho capito! Ti maledisse quando con “du’ euro” la mandasti via di casa e ora tu vendi la sua roba. Ora vo’ via, ma stanotte non ci dormi, vedrai che non ci dormi. >>

Raccolse con rabbia la canna, il secchio e il cestino delle esche e, dopo aver sputato in mare, se ne andò. Grandoni sudava copiosamente. Era caldo e con quella cravatta stretta, stretta c’era anche da capirlo, ma osservandolo meglio si capiva che  il caldo influiva poco: quel sudore era freddo.

 

Joseph, dopo la brutta avventura di Istanbul, su  casse, cassoni e scatole aveva una sola, inattaccabile, opinione.

<< Siamo sicuri che non sia roba rubata? >>

<< Joseph, che ti importa? E’ ruba della russa. Noi siamo solo i vettori. Ha trattato il Bartolini. Lui stasera sarà a bordo. >>

Cinzia non la vedeva in modo così semplice.

<< No Corto, aspetta. Tu hai controllato la merce e l’hai accettata. Tutto davanti a testimoni. >>

<< Quali testimoni? >>

<< Il muratore e il pescatore. >>

<< Ma dài! Il primo sembrava un bulgaro appena arrivato: sicuro che non sa una parola  d’Italiano. Il secondo era completamente rincoglionito! >>

Joseph, se può, gira sempre il coltello nella piaga.

<< Tanto rincoglionito... da far sudare freddo il geometra? >>

Due contro uno: troppo facile. Mi arresi.

<< Forse avete ragione. Stasera, quando prendiamo a bordo il Bartolini bisognerà chiarire. >>

continua (6)

 

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venerdì, 26 giugno 2009

 

Le barbottine dell’imperatore

(5)

Gente al porto

In tre in piedi, invece, aspettavano noi. Il Bartolini, mezzo metro davanti, come al solito abbracciava amorevolmente la sua cartella di pelle stinta. Alla sua destra una specie di laido impiegato comunale, anche lui con una grande borsa piena di pratiche che teneva ciondoloni accanto alla gamba destra. Completava il gruppo un bel giovane biondo, alto e robusto: un muratore o un imbianchino, almeno a giudicare dalle macchie sui pantaloni, sugli scarponcini da lavoro e sui bicipiti che tendevano le maniche della maglietta. La cassa gli era accanto, tra lui e una bitta. Molto più indietro, appoggiato ad un’auto rossa, un signore impegnato in una telefonata: pensai fosse del gruppo anche se il suo vestito scuro da professionista era fin troppo trendy.

Mi issai a fatica sul selciato: il braccio non era ancora pronto. Il Bartolini fece gli onori di casa.

<< Buon giorno Corto, le presento il geometra Grandoni, è lui che ha trovato le ceramiche. >>

L’uomo, da vicino, era molto peggio che visto dal tender. Arrivando mi era sembrato assomigliare parecchio al Bartolini. Non tanto per la corporatura, abbastanza simile, quanto per la borsa e la postura. Da vicino no. Cravatta con nodo strettissimo anni sessanta, giacca stazzonata e con qualche ombra di sudore ormai salificato. Un refolo di brezza mi fece arrivare odore di sudore accumulato durante lunghe visite ai cantieri assolati: assolutamente repellente. Il Bartolini si voltò anche verso l’altro, ma vedendo che la telefonata lo assorbiva del tutto, decise di non presentarmelo.

Col geometra mi limitai ad una sfuggente stretta di mano, la sua pelle sudaticcia mi lasciò un’impressione di viscidume che era molto lontana dall’ostentata sicumera del nostro ragioniere.

<< Buon giorno. In che senso le ha trovate? >>

<< Durante una ristrutturazione, in una vecchia casa. >>

<< Erano nascoste in una cassapanca? >>

<< No, in un ripostiglio murato. E’ per quello che mi sono insospettito. >>

<< Certo, singolare. >>

L’ometto untuoso si stava accalorando.

<< Pensi, erano imballate con le pagine di un giornale del 1928. C’era un articolo su Binda al giro d’Italia ed uno sulla Tenda rossa. Nobile, sa, si ricorda vero? >>

Il Bartolini tutte le sere vede History Channel.

<< Corto, pensi: il dirigibile Italia!

<< Mio nonno me ne aveva parlato. >>

Il geometra Grandoni sorrise.

<< Eh certo, allora appassionò tutti, ma lei è così giovane! >>

<< Comunque siamo parecchio dopo Napoleone. Un imballo molto tardivo. Posso vederle? >>

<< Vederle? Qui? Sarà sicuro? >>

<< Se prima non le vedo non posso caricarle a bordo. Ho ordini precisi dalla signorina Sierpinski. >>

A sentire quel nome il Bartolini quasi si mise sugli attenti. Un generale delle SS sentendo il nome del Führer avrebbe anche battuto i tacchi e aggiunto un “heil”.

<< Geometra, di che si preoccupa? La faccia aprire. >>

Il giovane tirò fuori un taglierino e tranciò il nastro adesivo. Dalla tasca tirai fuori la stampa del catalogo De Bruyn. Feci scartare il primo vaso. Presi in mano la pagina di giornale.

<< Geometra: qui si parla di Ivan Basso e della Juve nel dopo Moggi? >>

<< Certo, le ho incartate io personalmente. Le pagine antiche le ho fatte inquadrare. >>

Lo guardai e sorrisi.

<< Magari c’era anche una foto del Duce! >>

<< Certo, mentre falcia il grano. >>

Confrontai la piccola zuppiera con il disegno del catalogo: c’era. La luce del sole esaltava i colori pastello dei fiori  sulla ceramica: ne rimasi meravigliato. Non fui il solo: la telefonata dell’uomo in scuro cessò di colpo e un anziano pescatore poggiò la canna per terra.

Feci estrarre altri due pezzi e poi la zuppiera grande. No fu più un esame da “ragioniere”: più volte alzai   i pezzi verso il sole facendoli girare per gustarne i colori. Il rito non dette il risultato sperato:   la collezione era incompleta.

continua (5)

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giovedì, 25 giugno 2009

I'm ever listening to the howl of the silence... somewhere in nowhere.

 

7. Somewhere in nowhere… stelle di notte sopra la collina. Provo toccarle con l’indice  disteso tra ginestre ed erica. Se avessi una scala, tenterei salire sulla luna, come praticavano,  ignari di tanta magia, ingenui avi cosmicomici. Cassiopea incombe, una meteora sfila sul bordo a est ficcandosi dietro una roccia di arenaria… ecco il carro, mi conduce alla Polare. Fissando la fredda luce, sento potenti le urla del silenzio.

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martedì, 23 giugno 2009

I'm ever listening to the howl of the silence... somewhere in nowhere.

 

 

 

6.  Somewhere in nowhere… nel meriggio scorre il fiume  lisciando l’afa. Un fenicottero, su un ristagno di pozza, aspetta paziente il tramonto per  tingersi di rosa. Solo un po’: non sarà Africa. Scelgo con cura un sasso piatto; lo soppeso, lo impugno e lo scaglio con mossa sapiente… conto sette rimbalzi sull’acqua.  Soddisfatto mi scopro bambino, d’improvviso l’afa è scossa dalle urla del silenzio.

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lunedì, 22 giugno 2009

 

 

Le barbottine dell’imperatore

(4)

La missione

Mi sorrise soddisfatta.

<< Ora sai cosa vai a fare all’Elba! >>

<< Pensavo a provare la tua nave. >>

<< A prendere una cassa con dentro le barbottine: otto pezzi. Prima di ritirare la cassa fattela aprire e controlla, sulla stampa, se siano proprio quelle e che siano otto pezzi, tutti diversi, proprio quelli! Soprattutto che ci sia la zuppiera grande: quella al centro in basso sopra il marchio con l’ancora. >>

<< Nadya, non so come mai ti fidi di me.  Per me potrebbero essere stati fatti a Faenza o a Gualdo Tadino. Fai male a darmi questa responsabilità. >>

<< Non è che ho tante altre possibilità. Tu, invece di badare ai cocci, guarda negli occhi chi te li porta: su quello sei imbattibile, se è un uomo.  Ora stai attento che ti spiego tutto per bene. >>

 

La mattina alle otto io e Cinzia eravamo sotto la Delta. Più avanti ci aspettava candida la Wood moon. Joseph e Jimmy erano già a bordo del vecchio veliero, ma prima c’era da salutare Pinot affacciato alla murata della Delta.

<< Cinzia, in frigo le ho messo un po’ di pesce speciale! >>

<< Grazie, ma in frigo dovrei trovare anche te! >>

<< Sullo sportello c’è appiccicato un biglietto: solo qualche consiglio. >>

Cinzia gli buttò un bacio.

<< Pino, sei un amore! Però, quando si torna domenica sera, se tu preparassi una cenetta. Ovviamente a spese del Gentileschi: sono sua ospite! >>

Pinot non se lo fece ripetere.

<< Non baderò a spese: tanti i conti in tavola li farà il ragionier Bartolini. >>

Saliti a bordo Cinzia si mise nel pozzetto con un plaid sulle gambe, io andai in plancia. Joseph studiava la carta nautica.

<< Salve Corto, si salpa? >>

<< Quando vuoi. >>

<< Si va prima a Portoferraio, come mi ha detto il Gentileschi? >>

<< Sì, c’è da imbarcare il Bartolini e prendere una cassa per Nadya Sierpinski. >>

Sulle casse Joseph, dopo Istanbul, era diventato sospettoso.

<< Con dentro? >>

<< Ceramiche antiche, forse preziose. >>

Mi guardò. Il suo sorriso era scettico.

<< Non è che facciamo traffici poco regolari? >>

<< Speriamo di no. Ma sai, il comandante sei tu! >>

<< Come io? >>

<< Non vorrai far tenere il timone a un invalido? >>

 

La Wood moon faceva appena sei nodi a motore e non più di otto col vento favorevole. Dopo una splendida giornata di sole e brezza fresca, che ci aveva consentito di andare a vela per la maggior parte del tempo, arrivammo in vista di Portoferraio alle nove di sera. L’appuntamento col Bartolini era per la mattina dopo alle nove: decidemmo di gettare l’ancora in un una piccola baia sopra a Bagnaia: posto ideale per la cena e per godersi le stelle.

Cinzia, grazie anche ad una breve telefonata a Pino, se la cavò benissimo. La mattina eravamo tutti allegri. Prima di entrare nel porto di Portoferraio chiamai il ragionier Bartolini. Volevo sapere delle dimensioni della cassa. Con quel sole non mi andava di attraccare, avrei preferito portarla a bordo col tender e poi ritornare in mare aperto. Il Bartolini mi rassicurò: Lui non sarebbe salito subito: l’avremmo caricato nel tardo pomeriggio a Rio Marina dove aveva da vedere un paio di villette.

Ci mettemmo alla fonda poco distante dall’ingresso del porto. Io e Jimmy andammo a prendere la cassa col piccolo tender. Ci aspettavano sul piccolo piazzale all’inizio della calata Giuseppe Mazzini: la banchina è alta ma la cassa poteva essere imbarcata. Sulla banchina,  alcuni seduti su mini panchetti ti tela, altri con i piedi ciondoloni sull’acqua, c’erano dei vecchi pescatori,   occupati a cambiare l’esca, a riannodare lenze od a fissare assorti i loro galleggianti.

continua (4)

 

postato da: oscarmontani alle ore 18:49 | Permalink | commenti (2)
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