Le barbottine dell’imperatore
(6)
Il pezzo mancante
Scossi la testa.
<< Manca un pezzo. La zuppiera: questa. >>
Misi l’indice sul disegno del pezzo al centro in basso.
Al geometra Grandoni tremava un po’ la voce.
<< Non c’è: io ho sempre parlato di sette pezzi, non di otto. >>
<< La signorina Nadya mi ha dato questa stampa: ha detto di usarla come fosse una lista. Non me ne intendo ma manca proprio il pezzo più importante: la zuppiera. >>
<< Insisto: erano e sono sette. Comunque con la signorina Sierpinski ci parlo io. >>
<< Bene, per me va bene. Era solo per precisione. Io le imbarco, poi se la vedrà lei con al signorina Nadya. >>
<< Io? No, penserà a tutto il ragioniere. >>
Che persona di valore, il Bartolini! Ora era anche l’uomo di fiducia dei Sierpinski. Mentre il geometra controllava che il muratore rimettesse tutto a posto, incartato per bene, un anziano pescatore, posata a terra la canna, si era alzato in piedi e si era avvicinato al Grandoni. Gli girava intorno e lo fissava. Il geometra prima si voltava dall’altra parte poi, sentendosi braccato, gli si rivolse infastidito.
<< Che vuoi? >>
Il vecchio si fermò. Tenendo il braccio piegato vicino al corpo, gli puntò contro l’indice.
<< Tu sei il geometra del comune di Marina di Campo. >>
Il Grandoni, fece un passo indietro. Sembrava turbato.
<< No, ti sbagli. >>
<< Eri tu. >>
Al geometra venne istintivo di cercare aiuto: si voltò verso l’altro che invece, facendo finta di niente, si era allontanato.
<< Ti dico che ti sbagli col mio socio... e anche lui, in Comune, ci lavorava tanti anni fa, più di quindici. >>
Il vecchio non l’ascoltava.
<< Anche se non sei il “geometra”, t’ho riconosciuto lo stesso. Se non era lui eri tu; tanto siete due delinquenti! Sempre a fare traffici, sempre a levare le case alla gente. Come allora, ma prima o poi... “tu ce lo lascerai lo zampino!”. Te ne ricordi chi te lo disse, vero? >>
Il geometra ora era preoccupato.
<< Chi ti conosce? Ritorna a pescare, ma guarda un po’! >>
Il pescatore non mollava.
<< E’ inutile che tu faccia il prepotente: tu sei diventato bianco come un cencio. L’ho capito, che te ne sei ricordato della Beppina. L’ho capito! Ti maledisse quando con “du’ euro” la mandasti via di casa e ora tu vendi la sua roba. Ora vo’ via, ma stanotte non ci dormi, vedrai che non ci dormi. >>
Raccolse con rabbia la canna, il secchio e il cestino delle esche e, dopo aver sputato in mare, se ne andò. Grandoni sudava copiosamente. Era caldo e con quella cravatta stretta, stretta c’era anche da capirlo, ma osservandolo meglio si capiva che il caldo influiva poco: quel sudore era freddo.
Joseph, dopo la brutta avventura di Istanbul, su casse, cassoni e scatole aveva una sola, inattaccabile, opinione.
<< Siamo sicuri che non sia roba rubata? >>
<< Joseph, che ti importa? E’ ruba della russa. Noi siamo solo i vettori. Ha trattato il Bartolini. Lui stasera sarà a bordo. >>
Cinzia non la vedeva in modo così semplice.
<< No Corto, aspetta. Tu hai controllato la merce e l’hai accettata. Tutto davanti a testimoni. >>
<< Quali testimoni? >>
<< Il muratore e il pescatore. >>
<< Ma dài! Il primo sembrava un bulgaro appena arrivato: sicuro che non sa una parola d’Italiano. Il secondo era completamente rincoglionito! >>
Joseph, se può, gira sempre il coltello nella piaga.
<< Tanto rincoglionito... da far sudare freddo il geometra? >>
Due contro uno: troppo facile. Mi arresi.
<< Forse avete ragione. Stasera, quando prendiamo a bordo il Bartolini bisognerà chiarire. >>
continua (6)