giovedì, 26 novembre 2009

Dal giallo al post noir, passando per il noir.

Considerazioni a ruota libera, in tre puntate, sul genere giallo prendendo spunto da alcune opere “involontariamente”  post noir  di Emiliano Gucci.

 

1.    Giallo

Spinti da improvviso ardore andiamo alla ricerca del genere giallo. C’è unanimità nel far coincidere la nascita del giallo con la pubblicazione, nel 1841, de I delitti della via Morgue di Edgar Allan Poe, in cui compare il personaggio di Auguste Dupin, le cui enormi capacità deduttive gli permettono di risolvere casi criminali senza nemmeno recarsi sui luoghi dei delitti, solo leggendone resoconti giornalistici. È a questo personaggio che in qualche modo si rifà Arthur Conan Doyle nel creare quello, ben più famoso, di Sherlock Holmes, protagonista del romanzo Uno studio in rosso del 1887, che contende a La pietra di Luna di Wilkie Collins del 1867 il titolo di primo romanzo giallo mai pubblicato.

Da allora il genere ha conosciuto sempre maggior fortuna, dapprima soprattutto di pubblico e poi di critica. Numerosi i generi che si sono ispirati e distaccati dal giallo e numerosissimi gli autori che vi si sono dedicati e che hanno raggiunto fama mondiale, da Agatha Christie, creatrice dei personaggi di Hercule Poirot e miss Marple (1890-1976) il cui primo romanzo, Poirot a Styles Court è del 1920 a Georges Simenon (1903-1989), il creatore del Commissario Maigret, da Raymond Chandler (1888-1959), a Rex Stout (1886-1975), padre di Nero Wolfe; per arrivare ai giorni nostri e alle opere di Andrea Camilleri e Carlo Lucarelli per citare solo alcuni autori.

Si usa in questa accezione solamente nella lingua italiana e ciò si deve alla collana Il Giallo Mondadori, ideata da Lorenzo Montano e pubblicata in Italia da Arnoldo Mondadori a partire dal 1929: il termine giallo, dal colore della copertina, ha sostituito in Italia quello di poliziesco, rimasto per altro nei paesi francofoni (roman policier).

Appendice tassonomica.

Qualche pazzo, non solo italiano, si diverte a classificare. Forse pensa che i gialli siano coleotteri o farfalle!

Italia: si chiama giallo, che è riferimento a una copertina, prima romanzo poliziesco.

·          

·         Il giallo nelle sue diverse accezioni

 Poliziesco

§   Giallo deduttivo o giallo classico

§   Hard boiled

§  Noir

ü  Varianti del noir

§   Police procedural

Thriller

§  Legal thriller

§  Medical thriller

§  Action thriller

§  Techno thriller

Storie di spionaggio

 Altri filoni

§  Giallo psicologico

§  Giallo storico

§  Serial killer

 

Francia:    roman policier.

Germania:   Kriminalroman, che abbreviamo in Krimi. ( anche Detektivroman),

o    Thriller

o    Whodunit

o    Schwarze Serie

o    Gangsterballaden

 

Gli anglosassoni hanno una scelta più varia: parlano di detective fiction, mystery (o mystery story), di detective story o detective novel , di crime o crime story. Molte voci sono state riprese in Italia.

 

Non si creda che questa classificazione “criminale” sia stata generata per colpa di Carl Nilsson Linnaeus (Linneo: ideatore della classificazione tassonomica), ma forse non è del tutto innocente.

Continua (1)

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mercoledì, 25 novembre 2009

 

Inconfessabili moventi

Continuiamo riproponendo il n.3  o, se preferite, dato che sono 31 (un mese), con quello di:  sabato 3

 

 Questo, codesto e quello

 

Accovacciato accanto alla ruota appena gonfiata mi guardava, tra il sardonico e il beffardo, con le sopracciglia inarcate. La sua manona sporca accarezzava il copertone. “Codesta ruota andrebbe cambiata, lo dico per lei, con codesto battistrada potrebbe anche prendere una multa!”.  La percosse due volte con una leva d’acciaio, quella per togliere le borchie: “Suona metallica; lo sente codesto tintinnio?”

Insopportabile. Mi avvicinai a mano tesa: “Mi dia un secondo codesta leva.” La battei sulla ruota. “E’ questo il suono?” Lui annuì;  pensando di avermi convinto fece per rialzarsi. “Codesta ruota non la cambio!” sibilai. Lo colpii e poi di nuovo con violenza, più volte.

Non perché era di Gravellona,  paesino sperduto tra le nebbie del nord. E nemmeno per via del ridicolo accento  Padano. No; è perché non si può gestire una stazione di servizio nella contrada dell’Istrice e parlare in "quel" modo con uno che è nato e vissuto a Siena. Messo in moto, ribadii il concetto passandogli sopra con “codesta” ruota ormai consunta; diceva lui.

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martedì, 24 novembre 2009
PRESENTAZIONE DEL LIBRO
a Grosseto
11.12.2009 - Venerdì - Ore 18,00
Libreria Bibliothé -  Via Cavour, 9   
Grosseto
Donatella Bigozzi e Andreina Guerra   presentano il giallo
di Oscar Montani,
che interviene per l'occasione
 
L
L'oro degli aranci di Oscar Montani. Marco del Bucchia editore. Copertina di Glauco dal Pino.
Scheda libro:
Un'uggiosa quaresima a Viareggio. È calma solo apparente: un incontro inatteso innesca una spirale di eventi, sempre piú inquietanti, che porta Corto, lo skipper protagonista della vicenda, sulla scena di un efferato delitto: nonostante - per un ingaggio imprevisto - sia prossimo a salpare, si farà coinvolgere da un amico poliziotto in un'indagine parallela. Il desiderio di scoprire il complesso intrigo, lo costringerà a continuare l'indagine anche da bordo, cercherando indizi in un paesino della Catalogna, scena di un altro delitto che pare opera della stessa mano. Inizia cosí un percorso tra i siti storici della costa spagnola, destinato a concludersi nel Patio degli aranci di Siviglia, sotto la Giralda. Si compone anche un puzzle, di poche tessere ma reso difficile da enigmi casuali o voluti...
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martedì, 24 novembre 2009
PRESENTAZIONE DEL LIBRO
a Massa
28.11.2009 | Sabato | Ore 17,00 | Sala Comunale | Palazzo Bourdillon | Piazza Mercurio | Massa
Carmen Claps presenta il giallo
L'oro degli aranci di Oscar Montani, che interviene per l'occasione insieme a Glauco Dal Pino, illustratore del volume. Ingresso libero. Iniziativa promossa dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Massa.
L
L'oro degli aranci di Oscar Montani. Marco del Bucchia ed. Copertina di Glauco dal Pino.
Scheda libro:
Un'uggiosa quaresima a Viareggio. È calma solo apparente: un incontro inatteso innesca una spirale di eventi, sempre piú inquietanti, che porta Corto, lo skipper protagonista della vicenda, sulla scena di un efferato delitto: nonostante - per un ingaggio imprevisto - sia prossimo a salpare, si farà coinvolgere da un amico poliziotto in un'indagine parallela. Il desiderio di scoprire il complesso intrigo, lo costringerà a continuare l'indagine anche da bordo, cercherando indizi in un paesino della Catalogna, scena di un altro delitto che pare opera della stessa mano. Inizia cosí un percorso tra i siti storici della costa spagnola, destinato a concludersi nel Patio degli aranci di Siviglia, sotto la Giralda. Si compone anche un puzzle, di poche tessere ma reso difficile da enigmi casuali o voluti...
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categoria:annunci
lunedì, 23 novembre 2009

 

Il pugnale di Kulkulcan

 

 

La scena del crimine

M’ero messo comodo; credevo fosse il classico inizio della ricorrente discussione sulle donne, sui trans o sui più famosi seduttori della Versilia. Non era così: Teddi ripiegò il Tirreno e ci raggelò tutti.

<< Cavolo, ma siete incorreggibili! Vi chiedo di un delitto, il cadavere è ancora caldo e voi vi mettete a parlare di donne! Peccato che non possiate aiutarmi, io l’altra sera c’ero. >>

Miglietta si ricompose. Anche Ginko aveva  subito rizzato le antenne: il miraggio di un’indagine parallela dimostrava ancora una volta il suo credo:“commannari è megghiu ca fotteri!”.

<< Dov’è che eri? >>

<< Oh, ma che ci hai la cera negli orecchi? A Pietrasanta, dove se no? Ieri l’altro notte all’inaugurazione della mostra di Juan Josè Martin. Sono rimasta nel chiostro fino a un quarto a mezzanotte, ho chiacchierato parecchio col Greppi, poi sono uscita in piazza del Duomo per fare le foto ai giocatori dalla pelota. >>

<< Chi sarebbe questo Martin? >>

La mia domanda piacque molto a Teddi, mi sorrise grata; la sentii molto preparata.

<< Josè Martin, è un artista messicano che nei mesi estivi espone a Pietrasanta. In Piazza del Duomo a Pietrasanta con un grandioso allestimento sul Gioco della pelota maya. Occupa anche gli spazi espositivi di Sant’Agostino. Uno scultore complesso, che … >>

Miglietta voleva capire bene.

<< Vorrei capire. Il delitto sembra sia stato commesso in chiesa. Lei ha parlato di spazi espositivi. Mi vuole spiegare bene. >>

Teddi lo guardò.

<< Maresciallo, non è mai stato a Pietrasanta a visitare una mostra di scultura? >>

Miglietta allargò le braccia  e scosse la testa. Il Bestia lo colpì alle spalle.

<< Male, ci sono un sacco di tedesche! >>

Teddi lo zittì.

<< Gianfranco, per favore! Sì, ha capito bene: la chiesa di Sant’Agostino fa parte degli spazi  espositivi, come il chiostro, le due sale, una è l’ex sacrestia che collega la chiesa al chiostro. A volte usano anche il vecchio orto dov’è installato un piccolo teatro che  serve per spettacoli o concerti. >>

Miglietta annuiva: già stava elaborando una sua indagine ex novo.

<< Ampia come scena del crimine. >>

Teddi sorrise.

<< Mica è tutta qui. C’è anche una sala esterna, posta a destra della rampa da cui si accede al chiostro: fa da saletta espositiva e anche da punto di controllo della piazza del duomo, dove spesso ci sono allestimenti molto grandi. In questo caso ci sono sei grandi statue di giocatori maya, con pelota ed anello che occupano tutta la piazza. >>

Miglietta non ascoltava più, non aveva neppure sentito. Voleva sapere dell’artista messicano.

<< Si parlava di Martin. >>  

<< Sì, dicevo che si sofferma a indagare e riflettere sulle complesse dinamiche della vicenda umana. Con questa esposizione guarda al passato, lo analizza nelle sue forme tribali per raggiungere la conoscenza del presente. La sua attenzione è sulla storia e sulla religione dei maya. Le forme non sono quelle, le ha reinterpretate ispirandosi   ai grandi maestri italiani  del Cinquecento, in particolare Pontormo, Rosso Fiorentino e Michelangelo, anche se le  immagini e i soggetti sono propri della cultura messicana. Dalle sue mani prendono forma i corpi scattanti degli atleti della pelota o quelli nervosi e… >>

Teddi s’era bloccata. Riprese con voce tremula.

continua (3)

 

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giovedì, 19 novembre 2009

I'm ever listening to the howl of the silence... somewhere in nowhere.

24. Somewhere in nowhere … piove, trovo riparo incerto in un capanno di cannicci e paglia. Scroscia fitto sulla campagna, l’acqua delle pozze percossa da dure gocce di gelo sprizza sull’erba, la scuote. Credo vedere fuori un tempio Tao; non è la porta di Rashô, solo un pagliaio già azzannato dalla falce. Due ombre: non il monaco, né il bifolco. Due capre che s’addossano a riparo dell’acqua gelida. Quando spiove, tutto tace, l’aria ristagna di nebbia e io odo le urla del silenzio.

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categoria:somewhere
martedì, 17 novembre 2009

Inconfessabili moventi

Continuiamo riproponendo il n.2  o, se preferite, dato che sono 31 (un mese), con quello di:  venerdì 2

 

Saudade

 

 

La conobbi che urlava il Fado in un infimo caffè. L’insegna al neon con una lettera fulminata, era l’unica luce lassù in cima al barrio sopra il Rossio. Mi innamorai perdutamente di lei quando, dal predellino del tram 28, alla vista del Tago che specchiava il sole si mise a declamare Fernando Pessoa. Il fatto che si facesse chiamare Amalia e che avesse gli occhi tristi mi doveva insospettire; ma le sue tette mi distraevano, mi trasmettevano allegria. 

In Italia,   passarono poche settimane e si mise ad ascoltare il fado. Mesi dopo, con la musica che l’accompagnava, cominciò a preparare baccalà. A volte piagnucolava: Non era per via delle cipolle, l’ultima ricetta non le prevedeva. Erano assalti di saudade. Vedendomi preoccupato mi rassicurò, non c’era problema: “Ter saudade é bom!”. Si asciugò una lacrima e riprese col baccalà. “Ha nostalgia di Lisbona: a Bologna non c’è nemmeno il mare – mi dissi – c’è da capirla, poverina!”

I primi tempi il baccalà era in tavola solo una volta alla settimana, poi una volta al giorno e mi sono anche accorto che il frigo ne era minacciosamente pieno, poi…

Venerdì l’ho legata alla sedia, ho messo la musica a tutto volume e l’ho rimpinzata di baccalà fino a farla strozzare. “Un parossismo di saudade  - spiegai al medico - ho contato sette ricette.". Con sguardo mesto e rassegnato l’accompagnai all’obitorio. La sera, mentre sullo stereo girava Piazza grande, festeggiai con lasagne al forno e sangiovese.

 

 

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lunedì, 16 novembre 2009

Il pugnale di Kulkulcan

 

  

Uno strano commissario

L’assistente capo Ratti prima s’incupì, poi lo guardò meravigliato, scuotendo la testa indulgente, come davanti a un bamboretto che chiedesse la verità su Babbo Natale.

<< No. Pietrasanta non è terra mia, lo sanno tutti: io opero a sud.  >>

Se è per quello sapevamo anche della sua passione per le retate ai trans; ma questo era un omicidio. Miglietta, non lo voleva dare a vedere, ma si stava scaldando.

<< Peccato, ho sentito parlare parecchio di lui. Voci contraddittorie, nonostante i successi. Ero curioso di sapere qualcosa di più sul metodo “speciale” che usa  nelle sue indagini. >>

Ginko inarcò le sopracciglia. Sapevo che aveva avuto più di uno scontro col Biagini; non ce la fece a contenersi: raccolse il sarcasmo del maresciallo.

<< Il suo “metodo”! L’ha saputo anche lei, eh? Non scherziamo: fa solo teatro! Il suo palcoscenico: la scena del crimine! Il suo pubblico: colleghi, testimoni e, se si trova lì, anche il colpevole. E’ cosa risaputa ormai: ha l’abitudine di allontanare tutti e passare un bel po’ di tempo da solo a fumare sul luogo del delitto per farsi un’idea libera da qualsiasi condizionamento, prima di ascoltare i testimoni e i colleghi. Sembra… >>

Si era zittito. Miglietta lo sollecitò.

<< Sembra? >>

<< Che vanti capacità psicometriche. >>

<< Vale a dire? Che mi sta a significare? >>

<< Che… badi è un “si dice”… circolano voci tra i suoi uomini; insomma sembra che lui dica di “sentire”, di saper ascoltare e leggere la scena del crimine. >>

<< E, sarebbe questo il suo metodo? >>

<< Sì, metodo Stanislavskij. Si può dire che recitare sia un metodo? A lui piace calarsi nella parte del   sensitivo. L’ha imparato, sempre secondo i si dice, da una donna di Stiava; una vecchia in fama di maga che l’aveva aiutato in una delle sue prime indagini. Una megera che, anni prima, era anche apparsa in seconda serata su  Tele Versilia a leggere i tarocchi. Ora è morta e … >>

Il Bestia sghignazzò dal vano della porta.

<< Gli ha trasmesso il fluido! >>

Ginko lo fulminò.

<< Che c’entra il fluido! Sarà un caso, sarà fortuna, ma sembra che il Biagini quei pochi casi li abbia risolti … forse lo per impressionare i testimoni e spaventare i colpevoli. >>

Miglietta sorrise.

<< Un commissario della polizia che “sente”… però! Un sensitivo ci farebbe comodo anche a noi della Benemerita. >>

Ginko fece un sorrisetto sardonico, storcendo il naso.

<< Io ne farei a meno e forse anche   i suoi collaboratori, ma nessuno si azzarda dirlo e   tra loro lo chiamano Dylan. >>

Il Bestia era ancora affacciato sulla porta.

<< Come… Dylan Dog? >>

<< Sì, non lo sapevi? Eppure conosci i soprannomi di tutta Viareggio! >>

<< Io non frequento codesti posti! >>

<< Ok, la centrale è piena di stronzi e mi sa che il Biagini ci si diverte, io non mi fido delle sue sceneggiate. Sapete che ha detto mentre usciva dalla chiesa di Sant’Agostino? >>

Domanda retorica che richiese una piccola pausa. Mentre noi si fissava attenti, Ginko ci sorrise.

<< Parole testuali: “Ho sentito:  il marmo del pavimento emana  odio ancestrale e c’è puzza di sudore … un afrore tribale, sudore di lotta.”. >>

Il Bestia aveva pronta una battuta delle sue, una similitudine poco signorile. Meno male che  maresciallo, ammiccando a Ginko, lo bloccò.

<<  Ma… lui, il Biagini, ci crede? >>

Ginko sorrise.

<< Qualche volta gli è andata bene, e allora se la tira, per consolidare la fama del suo personaggio. Sa è un gran seduttore:  sempre “si dice”, ma quest’immagine misteriosa sembra gli faccia parecchio gioco: ogni tanto ce n’ha una nuova!  >>

Miglietta sorrise compiaciuto.

<< C’è sempre tanta invidia per chi ha successo con le donne! >>

I ricordi dell’Elba sembravano non   tormentarlo più, anzi. A Marina di Vecchiano doveva aver scoperto un   giro nuovo. La solidarietà verso il commissario, famoso tombeur de femme, lo dimostrava.

continua (2)

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domenica, 15 novembre 2009

Il gufo giallo

gufogiallojpeg

 

Giudizio n. 6

Delitti esemplari

Max Aub

Sellerio

 

Una fonte perenne di sospetto…

Amo i corti, sia leggerli che scriverli, i visitatori di questo blog lo sanno. Aub è un maestro, anzi “il maestro”. Sa dosare le parole e con pochi tocchi crea la suspence. L’esito, sempre delittuoso è liberatorio. Scatena una risata, a volte nervosa, oppure sommessa, poche volte chiassosa, ma sempre liberatoria. Questa la sua magia.

A pag. 13 si legge: "Lo uccisi perché era di Vinaroz." Se fossi io l'autore forse avrei scritto: "... perché era di Bucine o, peggio, di Ponticino", ma forse non avrebbe avuto lo stesso fascino. Nel dubbio mi sono documentato: Vinaroz è a nord di Valencia e fa 27.000 abitanti (tutti potenziali vittime?). Non ne cito altri (il piacere dev’essere solo vostro), ma ogni delitto di questo incredibile libretto potrebbe essere un folgorante incipit per un romanzo... il lettore subito se ne appropria (altra magia di Aub) e ha davanti a se una valle amplissima, dove la fantasia può galoppare frenetica.

Si uccide anche vigliaccamente, sfruttando l’opportunità: “Lo uccisi perché ero sicuro che nessuno mi vedeva” e non ci dice il perché, quello vero. Il fatto è che  i personaggi (l’io narrante di ogni racconto), hanno sempre un problema, una sofferenza interiore che li opprime. L'atmosfera è greve, spesso asfissiante... si respira l'acre odore del delitto, ma, subito dopo,  si partecipa gioiosi alla liberazione per essersi tolti di mezzo una presenza scomoda, un prepotente, una nullità, una fonte di frustrazione, di noia o di semplice fastidio... Ci ha pensato Max per noi; che bello, anzi: meraviglioso!

Totale *****/5

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venerdì, 13 novembre 2009

Il pugnale di Kulkulcan

 

  

 

 

Pietrasanta  by night

Quel giovedì sera, il sole di fine giugno continuava ad arroventare le sedie e i tavolini di ghisa sotto i pini. L’odore acre degli aghi secchi avvolgeva come incenso lo chalet da Pippo dilatando il tempo del tramonto. C’eravamo quasi tutti. Mancava solo il maresciallo Miglietta, attardatosi a togliere la divisa. Ginko e il Bestia si scambiavano insulti in una briscola accanita, imbastita lì per lì per la bevuta di un birrino. Sughero raccontava la sua epica lotta col  muggine gigante del Serchio a due attoniti avventori extracomunitari: gli altri, dopo averla sentita ventisette volte, tifavano per il pesce e lo sfuggivano. Io spiegavo a Pippo e Geco le meraviglie delle sospensioni idrauliche della mia auto vintage, ma francese. Teddi aveva gli occhi ficcati su il Tirreno, spalancato sulla cronaca di Pietrasanta.

Per ultimo arrivò, in borghese, il Miglietta. Era in tenuta estiva: maglietta rosa confetto, bermuda turchesi con tasconi a perdere e crocks gialli canarino che gli conferivano un aspetto da ridicolo cartone animato. Doveva averli appena comprati: nessuno gli aveva detto che ormai erano di moda gli infradito! Mi ripromisi di incaricare la Luisa dell’ardua missione. Si sedette e ordinò una Coca.

Pippo incastrò una fettina di limone sull’orlo del bicchiere, ma evitò il ghiaccio. Ormai i gusti del carabiniere erano noti.

Teddi, con mossa da falchetto, gli si sedette accanto trascinandosi dietro il Tirreno svolazzante a bandiera. Riaprì il giornale sul tavolo e puntò il dito a metà della pagina.

<< Che mi dice di questo delitto? >>

Mi avvicinai curioso e lessi.

 

Il curatore del museo di Sant’Agostino sgozzato in chiesa.   Il corpo, con la gola squarciata, trovato in un lago di sangue da una ragazza messicana.

Pietrasanta. 22-6-2008. Ieri notte, tra le statue esposte nella chiesa di Sant’Agostino,una macabra scoperta. E’ stato trovato  il cadavere ancora caldo del professore Arturo Greppi. Il Greppi era il curatore della mostra di Juan Josè Martin allestita da pochi giorni col patrocinio del Comune in piazza del Duomo e negli spazi adiacenti di Sant’Agostino. La scoperta è stata fatta da Frida Sales, la compagna di Martin,dopo mezzanotte. L’aspettava nel bar della piazza. Non vedendolo arrivare è rientrata nel chiostro a cercarlo. Non c’era, ma  ha visto la porta della sacrestia ancora socchiusa. Da lì è  entrata in chiesa dove ha fatto l’orribile scoperta…

 

Miglietta scosse la testa accigliato. Rispose molto freddamente, senza voltarsi.

<< Sì, ci hanno informato. E’ successo ieri l’altro a mezzanotte. Non so altro, l’indagine è condotta dalla Polizia.  >>

Ginko, dopo aver perso la briscola, era ancora al tavolo fuori a discutere con il Bestia: un modo per sbollire la disdetta. Lo pregai di raggiungerci.

<< Tu ci puoi raccontare qualcosa? >>

Scosse la testa.

<< No, no; figuriamoci: è un affare che riguarda Biagini. >>

Il tono non ammetteva altre domande: sapevo che Ginko se l’intendeva poco col nuovo commissario arrivato da Prato. Miglietta, stranamente sardonico, aveva qualcosa da chiedere.

<< Ah, il commissario Vincenzo Biagini! E’ a Viareggio da appena un anno, è il suo superiore? >>

continua (1)

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